Vai al contenuto

Cosa fa un innovation manager: compiti, quando serve e come sceglierlo

L'innovation manager aiuta una PMI a decidere dove innovare, a mettere in fila i progetti e a portarli a termine con risorse e finanziamenti adatti. Ecco cosa fa, quando ti serve e come lo scegli.

di Ing. Vito Domenico AmodioAggiornato al 10 minuti di letturaInnovation management
Innovation manager, ecco chi porterà la tua azienda oltre i confini pugliesi!

In breve

Un innovation manager per PMI è il professionista che aiuta l’impresa a decidere dove innovare, a scegliere i progetti che rendono di più e a portarli a termine con persone, tecnologie e finanziamenti adatti. Ti serve quando hai un obiettivo di cambiamento ma nessuno in azienda ha tempo o metodo per guidarlo. Lo scegli guardando certificazione UNI 11814, esperienza verificabile e indipendenza dai fornitori.

Aggiornato al 29/09/2026.

Nel resto della guida trovi i compiti concreti, i segnali che ti dicono se è il momento, le domande da fare prima di firmare e gli errori che vedo più spesso nelle piccole imprese pugliesi.

Cosa fa un innovation manager in una PMI?

Il lavoro cambia da impresa a impresa, ma segue una sequenza riconoscibile. La norma UNI 11814:2021 descrive il manager dell’innovazione come la figura che lavora al livello strategico, accanto al titolare o all’alta direzione, e che risponde alla domanda “perché innoviamo e dove”. In pratica, in una PMI i compiti sono questi:

  1. Analisi del contesto e dei fabbisogni

    Guardi con lui processi, clienti, concorrenti, strumenti digitali e competenze interne. Esce una fotografia onesta di dove sei.

  2. Intento e strategia di innovazione

    Scrivete insieme, in una o due righe, cosa vuoi ottenere: vendere all’estero, ridurre i tempi di consegna, lanciare un servizio nuovo. Da lì discendono obiettivi misurabili.

  3. Portafoglio dei progetti

    Le idee sono sempre più delle risorse. L’innovation manager le mette in fila per valore e fattibilità e ti aiuta a dire di no a quelle che non reggono.

  4. Gestione dei progetti

    Scrive i capitolati, confronta i fornitori, segue le scadenze, controlla che il software o la macchina facciano quello che avevi chiesto.

  5. Finanza per l'innovazione

    Individua i bandi compatibili, prepara la parte tecnica della domanda, segue la rendicontazione.

  6. Persone e cambiamento

    Forma chi userà gli strumenti nuovi e gestisce le resistenze, che in una piccola impresa sono spesso la parte più difficile.

  7. Metodo

    Se l’impresa è pronta, imposta un sistema di gestione dell’innovazione secondo la ISO 56001, così il lavoro continua anche dopo la fine dell’incarico.

Nella mia esperienza da CIO e innovation manager di Moviweb, la web agency di Lecce in cui lavoro dal 2022, i compiti che occupano più tempo sono il terzo e il sesto: scegliere cosa fare prima e far adottare davvero gli strumenti nuovi. In una PMI il collo di bottiglia sono quasi sempre le priorità e le persone, prima della tecnologia.

Quando serve un innovation manager a una piccola impresa?

Non serve a tutti e non serve sempre. Questi sono i segnali più affidabili:

  • hai comprato software o macchinari negli ultimi anni e li usi a metà;
  • sai che devi digitalizzare qualcosa ma non sai da dove partire, e ogni fornitore ti propone il suo prodotto;
  • c’è un bando interessante e non hai un progetto credibile da presentare;
  • il passaggio generazionale ti obbliga a ripensare il modello di business;
  • un cliente importante ti chiede requisiti nuovi (tracciabilità, dati, sostenibilità) e l’organizzazione attuale non li regge;
  • hai troppe idee e nessuno le trasforma in progetti con tempi e budget.

Se ti riconosci in almeno due punti, un colloquio conoscitivo vale il tempo che ci metti. Se invece il problema è un singolo guasto tecnico, un server da sostituire o un sito da rifare, ti serve prima un tecnico: trovi la differenza spiegata nella guida innovation manager o consulente IT.

Che differenza c’è tra innovation manager interno ed esterno?

Poche PMI hanno i numeri per assumere un dirigente dedicato all’innovazione. Le formule più usate sono tre.

Formula Come funziona Quando conviene Limite principale
Consulente esterno a progetto Incarico su un obiettivo definito: assessment, progetto, bando Hai un obiettivo chiaro e circoscritto Finito il progetto, il metodo resta solo se qualcuno in azienda lo porta avanti
Temporary innovation manager Entra in azienda per alcuni mesi con un mandato, partecipa alle riunioni di direzione Serve una guida continuativa e non vuoi assumere Richiede che il titolare gli dia spazio decisionale vero
Figura interna Dipendente o socio con il ruolo di responsabile dell’innovazione Impresa strutturata con progetti continui Costo fisso, difficile trovare il profilo giusto sul territorio

Molte imprese iniziano con un incarico a progetto, di solito un assessment con roadmap, e passano al temporary solo se il piano lo giustifica. Sui modelli di compenso trovi i dettagli nella guida compenso dell’innovation manager.

Come si sceglie un innovation manager affidabile?

Il titolo “innovation manager” è libero: chiunque può scriverlo sul biglietto da visita. Per questo ti conviene verificare quattro cose.

1. La certificazione UNI 11814. È l’unica norma italiana che descrive le competenze di chi gestisce l’innovazione, e in Puglia pesa anche sui bandi: l’avviso Mini PIA elenca i manager e specialisti certificati UNI 11814 tra i fornitori ammessi per i servizi di innovazione. Chi è certificato ha superato un esame davanti a un organismo accreditato Accredia e compare nella banca dati pubblica. Come verificarla lo spiego nella guida innovation manager certificato UNI 11814.

2. L’esperienza documentata. Chiedi progetti simili al tuo, con nomi di aziende che puoi contattare. Un professionista serio ha testimonianze reali, non loghi senza contesto.

3. L’indipendenza dai fornitori. Se chi ti fa la consulenza vende anche il software che ti consiglia, il conflitto d’interessi è evidente. Chiedi per iscritto come gestisce il rapporto con i fornitori. Il vecchio voucher MIMIT richiedeva proprio un manager “indipendente” rispetto all’impresa beneficiaria.

4. Il metodo. Fatti descrivere le fasi, i documenti che ti consegnerà e come misurerete i risultati. Se la risposta è vaga, lo sarà anche il lavoro.

Un indizio in più è l’essere stato inserito, dal 2019 in poi, nell’elenco dei manager dell’innovazione del MISE, oggi MIMIT. L’elenco serviva per il voucher innovation manager e oggi non è più consultabile, ma chi c’è stato ha superato una verifica pubblica di titoli ed esperienza.

Quali domande fare al primo incontro?

Porta questa lista al colloquio e prendi appunti sulle risposte:

  • Quali progetti simili al mio hai seguito, e posso parlare con quei clienti?
  • Sei certificato UNI 11814? Con quale organismo e quale numero?
  • Hai rapporti commerciali con fornitori di software o macchinari?
  • Cosa mi consegni alla fine di ogni fase?
  • Come misuriamo se il progetto funziona?
  • Come ti paghi? A giornata, a progetto, a successo sul bando?
  • Chi lavora sul mio progetto, tu o un collaboratore?

Una risposta merita attenzione speciale: se il compenso dipende tutto dall’esito di un bando, il consulente ha l’interesse a farti presentare domanda anche quando il progetto non è solido. Ne parlo nella guida sul compenso.

Un esempio pratico: una PMI agroalimentare del Salento

Prendi una PMI agroalimentare della provincia di Lecce con una ventina di dipendenti. Vende bene in Italia tramite agenti, ha un sito datato, gestisce ordini e magazzino su fogli di calcolo. Il titolare vuole vendere di più all’estero e sa che deve “digitalizzarsi”.

Un percorso ragionevole con un innovation manager ha questa forma:

  1. Assessment due-quattro settimane

    Interviste al titolare, all’amministrazione, al magazzino, agli agenti. Si scopre che il vero problema è la disponibilità dei prodotti: gli agenti promettono consegne che il magazzino non riesce a rispettare.

  2. Intento e priorità

    L’intento diventa “servire i clienti esteri con tempi di consegna affidabili”. Il nuovo sito passa al secondo posto, il gestionale con il magazzino al primo.

  3. Finanziamento

    Si verifica quale misura regionale o camerale copre software e consulenza in quel momento. La scheda del bando la trovi su innovationmanager.puglia.it, dove seguo lo stato aggiornato dei bandi per la digitalizzazione delle imprese pugliesi.

  4. Selezione del fornitore

    L’innovation manager scrive un capitolato con i requisiti, confronta tre offerte, guida le demo.

  5. Avvio e formazione

    Il gestionale entra in funzione per gradi, con una formazione separata per magazzino e amministrazione.

  6. Misura

    Dopo sei mesi si controllano gli indicatori scelti all’inizio: tempi di evasione, errori negli ordini, quota di fatturato estero.

L’esempio è generico, ma la sequenza è quella che ho visto funzionare nei progetti regionali che ho seguito, dal Mini PIA ai voucher camerali Doppia Transizione. Una delle imprese che ho accompagnato, Agrimaggiore, lo ha riassunto così: “abbiamo affrontato la digitalizzazione aziendale con successo, ottenendo i finanziamenti previsti nei tempi prefissati”.

Quali errori evitare quando scegli un innovation manager?

  • Partire dalla tecnologia

    “Ci serve l’intelligenza artificiale” non è un obiettivo. Parti dal problema, la tecnologia arriva dopo.

  • Partire dal bando

    Un bando è un mezzo per finanziare un progetto che ha senso anche senza contributo. Se il progetto esiste solo perché c’è il bando, di solito si ferma alla rendicontazione.

  • Confondere l'innovation manager con il fornitore

    Chi scrive il capitolato non dovrebbe essere chi vince la gara.

  • Non coinvolgere le persone

    Un gestionale imposto senza formazione produce solo doppio lavoro.

  • Non misurare

    Senza indicatori scelti all’inizio non saprai mai se l’investimento ha reso.

Come lavoro con le PMI

Sono l’Ing. Vito Domenico Amodio, Innovation Manager certificato UNI 11814 (Apave Italia CPM, certificato n. 38-M); nel 2019 sono stato inserito nell’elenco dei manager dell’innovazione del MISE, oggi MIMIT. Dal 2014 affianco le imprese come libero professionista su strategia digitale e innovazione e dal 2022 sono CIO di Moviweb. Ho seguito progetti su Mini PIA, Trasformazioni, Invitalia e voucher Doppia Transizione.

Il mio servizio di innovation manager per PMI parte sempre da una call conoscitiva: mi racconti l’obiettivo, ti dico se e come posso esserti utile. Se serve un finanziamento, lo valutiamo insieme nella fase di bandi e finanza agevolata. Se l’impresa è pronta per un metodo stabile, lavoriamo su un sistema di gestione dell’innovazione ISO 56001. Per coinvolgere il team usiamo spesso strumenti come il design thinking.

Prenota una call conoscitiva o scrivimi su WhatsApp al +39 392 398 9031: insieme capiamo se il tuo progetto ha bisogno di un innovation manager e da dove partire.

Domande frequenti

Un innovation manager serve anche a una microimpresa?

Sì, se l’impresa ha un obiettivo di cambiamento concreto: un nuovo canale di vendita, un gestionale da introdurre, un bando da sfruttare. In una microimpresa l’incarico è più corto e più operativo. Spesso basta un assessment con una roadmap e qualche mese di affiancamento, senza un contratto lungo. Se invece non c’è ancora un obiettivo, conviene partire da un colloquio conoscitivo per capire se l’intervento ha senso.

Che differenza c'è tra innovation manager e temporary innovation manager?

Il ruolo è lo stesso, cambia la forma dell’incarico. Il temporary innovation manager entra in azienda per un periodo definito, con obiettivi e tempi scritti nel contratto, e lavora dentro l’organizzazione come un dirigente a tempo. La formula esterna classica prevede invece consulenze a progetto o a giornata. Per una PMI il temporary è utile quando serve una guida continuativa per alcuni mesi.

L'innovation manager deve essere certificato?

La legge non lo impone: quella dell’innovation manager è una professione non regolamentata ai sensi della Legge 4/2013. La certificazione UNI 11814, rilasciata da un organismo accreditato Accredia, ti dà però una garanzia verificata da terzi su competenze, esperienza ed etica. In Puglia l’avviso Mini PIA indica i manager e specialisti certificati UNI 11814 tra i soggetti che possono fornire i servizi di innovazione finanziati.

Quanto dura un incarico di innovation manager in una PMI?

Dipende dall’obiettivo. Un assessment con roadmap richiede in genere qualche settimana, un progetto di digitalizzazione alcuni mesi, un incarico da temporary manager spesso sei-dodici mesi. Come riferimento pubblico, il voucher MIMIT per la consulenza in innovazione chiedeva un contratto di almeno nove mesi. Diffida di chi promette trasformazioni complete in poche settimane.

Fonti

  1. UNI 11814:2021 – Figure professionali operanti nell'ambito della gestione dell'innovazione (UNI Store) store.uni.com · verificata il 29/09/2026
  2. Ecco la UNI 11814, la norma sulle figure professionali dell'innovation management (UNI, 6 maggio 2021) uni.com · verificata il 29/09/2026
  3. Accredia – Professionisti dell'innovazione accredia.it · verificata il 29/09/2026
  4. MIMIT – Voucher per consulenza in innovazione, secondo sportello mimit.gov.it · verificata il 29/09/2026
  5. Regione Puglia – Avviso Mini PIA, Pacchetti Integrati di Agevolazione per micro e piccole imprese (PDF) regione.puglia.it · verificata il 29/09/2026
  6. Legge 14 gennaio 2013, n. 4 – Professioni non organizzate (Normattiva) normattiva.it · verificata il 29/09/2026

Da leggere su questo tema

Scrivimi